Dal 1957, la trattoria“Da Francesco” porta avanti il nome della tradizione culinaria romana con grande rispetto per il vecchio stile e attenta ricerca per quelle che sono varianti e innovazioni.

Furono proprio Francesco Boni e Amalia Tognoloni a rilevare nel ’57 lo storico locale a Piazza del Fico, in cui già tre osti precedentemente avevano intrapreso questa esperienza. Francesco, originario di Villa S.Lorenzo, una frazione nelle vicinanze di Amatrice e Amalia di Gualdo Tadino, vennero a Roma all’età di quattordici anni, intorno al ’28, in cerca di lavoro. Proprio in un ristorante a Via Bocca di Leone sbocciò l’amore tra i due giovani. Amalia, che qui già lavorava in cucina con grande abilità, fu colpita nel cuore dal fascino di questo aitante giovanotto in giacca e cravatta che spesso lì si recava a mangiare. Cosi’ Lei, per riuscire ad entrare nelle sue grazie, era solita preparargli piatti un pochino più grandi del normale. Dal loro legame nacquero Mario e Giancarlo in una casa di Via Frattina, dove insieme alloggiavano.

Francesco e Amalia iniziarono nel 1956 a lavorare insieme in un ristorante a Garbatella, dove il proprietario, Mario Antonetti, viste le loro grandi capacità gli offrì l’opportunità di gestire proprio quel locale alle spalle di Piazza Navona.

“Da Francesco”, come la stragrande maggioranza delle trattorie negli anni ’50 era il classico locale per “fagottari”. Il boom economico era di là da venire e pochi potevano permettersi di frequentare gli esclusivi ristoranti della capitale.

Diventava così una consuetudine del “popolino” romano riversarsi nell’osteria di Francesco, pronto a mettere a disposizione tavoli e vino sfuso; il resto, pagnottelle o cibi cucinati, era a discrezione del cliente. Ognuno portava da casa ciò che voleva e si presentava all’appuntamento col suo “fagottello” sotto il braccio. Amalia intanto nel corso degli anni cominciava ad aprire l’osteria alle 5:30 e 70 uova di fettuccine, polli alla diavola e spezzatino tutti i giorni era intenta a preparare, proprio per chi, più abbiente o magari di domenica era solito mangiare. Si consumava così tutti i giorni un rito “sacro” per i romani.

La genuinità delle vivande cominciava ad essere un vero e proprio valore primario per i clienti. Pian piano tutti i piatti della tradizione vennero rispettati ed eseguiti con cura e maestria: giovedì gnocchi, venerdì pasta e ceci e baccalà, sabato trippa, coda alla vaccinara, rigatoni con pajata, (intestino digiuno della vitella) fritto di cervella e carciofi. Intorno al ’70, il locale tirato su con le braccia di Amalia e genialità di Francesco passò alla seconda generazione.

La rivoluzione dei costumi del ’68 era alla finestra e la dolce vita di grandi attori e registri si riversava nel centro storico con il famoso “triangolo delle bevute”. Mario e Giancarlo, seppur continuando la politica tradizionalista della trattoria, avvertirono il cambiamento sociale in atto e le diedero una nuova impronta più ingentilita, “Da Francesco” con la sua storica identità, diventò un “crocevia” dal forte aspetto sociale e innovativo per le nuove generazioni e sottoculture del periodo.

In questo momento poeti beat come Gregory Corso, pittori come Lanzetta o Tano Festa, attori sul trampolino di lancio come Proietti e Benigni era  facile trovarli qui a mangiare durante la settimana. Il 1984, anno di nascita di Francesca, primogenita di Giancarlo, coincise con l’apertura del forno a legna per la pizzeria. Questa innovazione apri’ le porte ad una clientela più eterogenea, fatta di giovani romani in cerca di vita mondana e turisti di tutto il mondo che ormai conoscono il ristorante come i monumenti della città.

Sono passati alcuni anni, intanto Mario, il secondogenito, diplomatosi alla scuola alberghiera, si introduce a pieno ritmo nell’ attività di famiglia.

Recentemente ristrutturato nel 2010, senza stravolgere l’aspetto originale, da francesco riapre con l’entusiasmo e l’amore di amici e clienti che lo hanno sempre vissuto come una casa, dimostrando il loro affetto con sincera fedeltà.